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Dance across the boundaires

SENTIRE LA DANZA- LE QUATTRO AUDIO-DANZE DI LORENA DOZIO

Come ben sappiamo, a causa della pandemia mondiale che ci sta colpendo da oltre un anno, palinsesti cinematografici, teatrali e festivalieri sono stati annullati lasciando vuote le poltrone rosse dei nostri luoghi del cuore. In questi mesi alcune attività hanno tentato di arginare il colpo trasferendo parte del proprio lavoro sul web ed escogitando nuove pratiche di relazione con il pubblico da casa: da streaming di spettacoli di danza, incontri con artisti, sessioni di studio fino a progetti più partecipativi che hanno messo in risalto la creatività del pubblico.

Come esempio di quest’ultimo si colloca il progetto dell’artista svizzera di base a Parigi, Lorena Dozio: Audiodanza (immateriale) e vi invito a fare questo viaggio con me.

Lorena Dozio concepisce questo lavoro a inizio lockdown insieme a Kerem Gelebek, danzatore francese con origini turche, e Kerwin Rolland, musicista francese. La performance è strutturata in quattro episodi, due composti da audio e video, gli altri solo da materiale audio; tramite questi materiali la coreografa invita lo spettatore ad ascoltare la danza attraverso la tecnica dell’audio descrizione. L’obiettivo è rendere visibili movimenti e corpi, grazie a testi e suoni. L’artista coinvolge lo spettatore a partecipare alla creazione artistica tramite l’immaginazione e la propria associazione al movimento. 

Il primo episodio, Una linea di braccia incrociate gira rapida alla penombra, comincia con la voce fuoricampo di Lorena Dozio che descrive lo spazio scenico, i suoi dintorni, un gruppo musicale e i nove danzatori che eseguono la coreografia di Christian Rizzo. In scena posso osservare solo un danzatore, Kerem Gelebek, che interagisce con la presenza/assenza dei ballerini. 

Subito sono stato trasportato dal ritmo incalzante delle percussioni, complici anche i salti, le sospensioni e gli scambi descritti dalla voce. La prima volta ho provato ad ascoltare l’audio guardando la performance, ma ho sentito un distacco tra me, lo spettatore, e l’artista sullo schermo; subito dopo ho riascoltato ma ad occhi chiusi, senza influenze visive, e mi sono sentito molto partecipe, come se fossi in scena con Kerem.

Nel secondo episodio, Come se fossero rallentati nella discesa, sento ancora la voce di Dozio che invita il pubblico al rilassamento, guidandolo nelle azioni e nel respiro, preparandolo all’immaginazione. Successivamente inizia a descrivere la performance: in un’ambientazione bucolica i danzatori iniziano a interagire tra di loro, ma a un certo punto si disgregano, diventando materia liquida. In seguito la voce umana accompagnata da versi animaleschi di sottofondo e i corpi dei performer si fondono con quelli degli animali, assumendo comportamenti selvaggi. In questa sezione sento anche una donna che interagisce con una bolla trasparente. Ad un certo punto comincia la terza parte, ambientata vicino a un bacino d’acqua, dove trovo delle ballerine che interagiscono con l’ambiente. Ascoltando questo audio ho fatto meno fatica a immaginare gli scenari perchè sono descritti in modo preciso; gli avvenimenti magici e fantastici hanno reso la mia esperienza più intensa e vivida. è stato per me la prova che tramite l’udito si possono rappresentare eventi che sarebbe impossibile mettere in scena.

Nella terza e penultima parte, Prima era bello mi divertivo, ritorno alla realtà con un’ambientazione in stile Punk Rock, grazie al brano Hallogallo dei Neu. In scena vedo un microfono accanto al quale il danzatore Kerem inizia a muoversi isolando parti del suo corpo, nel quale sembra scorrere un flusso di energia. In questo audio ad ogni movimento compiuto corrispondono delle domande poste da Dozio agli spettatori: “Cosa succede nel corpo? Che controllo abbiamo?”  La scena si conclude con il ballerino che indietreggia dal microfono con movimenti scattosi fino a raggiungere le quinte. 

Nell’ultimo audio, Guardo lo spazio come se fossi nel pubblico, non ci sono riferimenti visivi. L’esperienza è ribaltata: lo spettacolo viene vissuto dal punto di vista del danzatore in scena. L’audio porta sul palco Lorena Dozio, che racconta i suoi movimenti. I suoni sono pochi; alcuni provengono dal pubblico, che vocifera prima dello spettacolo, e altri sono di natura elettronica. Durante la performance la performer si lascia guidare in un’improvvisazione non programmata e alla fine si trasforma in spettatrice. 

Penso che quest’ultimo episodio racchiuda in sè il vero significato dell’audio-danza. L’arte per me è un qualcosa che sfugge alle regole e alle catalogazioni, regalando nuovi e spesso inediti mezzi di esplorazione. L’audio danza è un metodo innovativo, nato per dare l’occasione a chi è impossibilitato a godere della danza di fare parte della magia che si vive in un teatro in quanto spettatore.  Secondo me ha un forte potenziale: attraverso l’immaginazione del pubblico  si possono portare in scena effetti difficili o impossibili da rappresentare fisicamente. Per me, oltre come soluzione per arginare il colpo della pandemia, è una buona risorsa per il futuro. In particolare con la popolarità dei servizi musicali che ci accompagnano nel quotidiano, avere la possibilità di apprezzare la danza con un clic e usufruire con facilità è qualcosa di estremamente importante e intelligente; può essere un mezzo per avvicinare le nuove generazioni alla danza, facendola diventare un’arte più fruibile a tutti.   

Le quattro audio-danze di Lorena Dozio sono ancora disponibili online sulle piattaforme digitali di LAC Lugano Arte e Cultura, Association pour la danse contemporaine (Ginevra) e Centre culturel suisse (Parigi).

Buon ascolto e buona danza!

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